Dal patent box una spinta alla crescita

Il coraggio di andare fino in fondo e la certezza che le regole del gioco non cambieranno tra sei mesi. In fondo, gli imprenditori che ieri a Milano hanno discusso per un intero pomeriggio di patent box nella sede del «Sole 24 Ore» hanno avuto il merito di tenere la conversazione ancorata alla concretezza di chi quella norma l’applicherà solo se sarà facile da attuare e produrrà benefici incisivi.

La Confindustria
Marchi e brevetti, bonus più semplice
Come ha ricordato il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, in apertura dei lavori, «la politica industriale di un Paese la si fa con i fatti. Credito d’imposta e patent box sono i primi tasselli di una politica a favore della crescita e delle imprese che fanno del valore aggiunto, della ricerca e dell’innovazione la propria cifra distintiva nel mercati globali». Strumenti che arrivano comunque in ritardo. «Perché – ha spiegato Squinzi – per troppi anni l’Italia ha congiurato contro la sue stesse aziende innovative. Ma il Paese può venire fuori dalla crisi solo se gli incentivi saranno chiari e accessibili, anche e soprattutto per le Pmi».

Il patent box all’italiana
Plaudono le imprese al patent box “all’italiana”, che ha esteso – quando all’Ocse erano in corso negoziati sul punto – il beneficio fiscale anche a marchi e know how. Andando però alla fine contro quello che in Ocse è stato deciso (a causa anche dell’azione politica più incisiva dei nostri competitors) e messo nero su bianco al punto 5 delle 15 «azioni» sui Beps (Base erosion and profit shifting, erosione della base imponibile e spostamento dei profitti da un Paese a un altro) indicate per contrastare l’elusione fiscale internazionale. Ovvero: non si possono più fare regimi di patent box su marchi e know how.
Il rischio è quindi di una fuga in avanti che tra cinque anni (il periodo che l’Ocse concede a un Paese per il “ravvedimento”) possa costare cara alle imprese italiane che hanno proprio nei marchi forti o in un know how unico (le caratteristiche del made in Italy, dal lusso all’agroalimentare) il loro connotato distintivo.

Il reddito agevolabile
Altro tema. Il reddito agevolabile deve essere determinato per singolo «Ip» di prodotto. Marchio con marchio, brevetto con brevetto. Ma come si fa, per ipotesi, a scindere il valore del marchio “Nutella” da quello del prodotto e dalla “forza” del marketing? Vale anche per un farmaco. Un principio attivo messo in commercio in diverse soluzioni. Spesso, la stessa molecola, migliorata nel tempo, si declina in altri impieghi. Come ”separare” questi elementi?
«Spesso il know how – ha sottolineato Zahira Quattrocchi, tax director del gruppo Barilla – è la punta di un iceberg, perché va analizzato il know how produttivo che sta dietro, ad esempio, alla realizzazione di un prodotto alimentare con determinate caratteristiche di gusto, salute o organolettiche. Il patent box, insomma, rischia di avere un impatto significativo sui processi aziendali e dovrà coinvolgere ingegneri, tax manager e consulenti per arrivare preparati in sede di ruling. E ovviamente costi. L’auspicio, dunque, è che sia un’agevolazione vera e che un emendamento che consenta di contabilizzare insieme “famiglie” di prodotti arrivi presto». Sul punto, l’Esecutivo è favorevole.
Anche perchè l’istanza per avvalersi dell’opzione va presentata entro fine anno. E se anche ci saranno ulteriori 120 giorni per produrre la documentazione all’Agenzia (senza sanzioni per chi volesse ritirarsi), una pianificazione costi-benefici corre sul filo di lana della scadenza.

L’impatto
Anche la farmaceutica promuove il patent box. «Oltre a una legge che c’è già e che consente la defiscalizzazione dell’incremento delle spese per ricerca», ha spiegato Sergio Dompè, presidente del gruppo farmaceutico Dompè. «Negli ultimi due anni – ha spiegato – la farmaceutica, che dagli anni ’90 ha incrementato fortemente l’export passando da un misero 17-18% a un più corposo 72% del totale della produzione, proprio grazie al merito della ricerca italiana è riuscita ad aumentare del 19% la voce R&S, con 230 milioni di spesa in più e a diventare il primo settore per investimenti in Italia».
Se il patent box funzionerà, ha concluso Dompè, «potrà avere, sulla sola farmaceutica, un impatto almeno 4-5 volte superiore rispetto al volume di investimenti stimolati dalla precedente defiscalizzazione. Essenziale, però, non è solo annunciare, ma anche eseguire e interpretare correttamente. E magari, ogni anno, andare a vedere il reale effetto che la norma ha prodotto».
«Tra un po’ la norma compie un anno – ha osservato Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada –. Ci sono ancora virgole da mettere a posto e solo dopo incontreremo l’Agenzia per il ruling. Insomma, ancora non l’abbiamo vista in azione, nel Paese che non ha mai tutelato la creatività. Abbiamo bisogno – ha concluso Bertelli – che dal Governo vi sia un via libera con i fatti per una seria applicazione. A volte si ha l’impressione che ci siano delle resistenze. Ma se non facciamo questo passaggio ora, rischiamo di perdere altri 10 anni sui binari della competitività».
Fonte: Sole24Ore, di Laura Cavestri, Marco Mobili e Giovanni Parente – Giovedí 03 Dicembre 2015